O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione (…). Benedici questi tuoi figli perché giungano completamente rinnovati a celebrare la Pasqua del tuo Figlio.

 

Queste parole della liturgia odierna ci dicono che, mentre andiamo verso la Pasqua, quella nel presente, che celebreremo il prossimo mese, e quella eterna che è il nostro termine ultimo, stiamo iniziando un cammino prezioso di rinnovamento.Il Vangelo ci ricorda la strada maestra dell’elemosina, della preghiera e del digiuno.Perché all’osservanza esteriore corrisponda un vero rinnovamento interiore, all’osservanza materiale di una legge corrisponda la verità dei gesti e delle parole, soffermiamoci a riflettere sul senso del digiuno e dell’astinenza, per non ridurlo a “qualche fioretto” che non serve ad altro che a metterci la coscienza in pace.Più che di digiuno, dovremmo allora parlare di digiuni:dal giudizio, per scoprire e vedere la bellezza negli altri;dalle parole cattive, per dire invece parole che guariscono, che consolano, che fasciano le ferite degli altri e non le evidenziano;dal silenzio in casa per riscoprire la bellezza del dialogo;dall’autoreferenzialità (è giusto solo quello che faccio io, come la penso io), per accorgermi che anche gli altri hanno qualcosa da donarmi;dall’apatia che, soprattutto in questo ultimo anno con le tante restrizioni vissute, riguarda un po’ tutti, per riscoprire il desiderio di camminare davvero;dal profitto che ci vuole sempre efficienti per scoprire che l’essenziale è amare ed essere amati;dallo sconforto, per riempirci di gratitudine e speranza;dalle preoccupazioni, per confidare in Dio e abbandonarci in Lui e non pensare che siamo sempre noi a mettere a posto tutto;dalle pressioni del mondo, per donare tempo a Dio e alla preghiera;dalla tristezza per portare nel mondo la gioia della resurrezione del Vangelo.Questi sono “digiuni nutrienti”, generativi, capaci di cambiare il nostro cuore e la vita delle nostre comunità, per andare verso la Pasqua, non da crocifissi, lamentosi e chiusi nelle nostre meschinità, ma da risorti alla vita nuova che Cristo ci dona!
don Massimo

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