Calendario incontri (18)
- 9 incontri fino a Natale (-1 Minasi) + ritiri 4ª e 3ª elementare:
– sabato 17, 24, 31 ottobre;
– sabato 7 novembre;
– Domenica 8 novembre: ritiro 4ª elementare;
– sabato 14 novembre;
– sabato 21 novembre: incontro con Susanna Minasi;
– sabato 28 novembre;
– Domenica 29 novembre: ritiro 3ª elementare;
– sabato 12 e 19 dicembre. - 6 incontri fino a Pasqua + ritiri 2ª e 5ª elementare:
– sabato 13, 20 febbraio;
– Domenica 21 febbraio: ritiro 2ª elementare;
– sabato 27 febbraio;
– sabato 6 marzo;
– Domenica 7 marzo: ritiro 5ª elementare;
– sabato 13, 20 marzo. - 4 Incontri fino a maggio:
– sabato 3, 10, 17, 24 aprile.
Percorso dell’anno (19)
- La figura dell’animatore:
– essere animatore (incontri 1-3);
– le motivazioni (incontri 4-5);
– il riferimento all’oratorio (incontri 6-8). - Conoscenza di sé e relazionalità (incontri 9-12).
Questi incontri costituiscono un unico percorso che si sviluppa in questo modo:
– si parte da una riflessione su se stessi all’interno del gruppo (primo incontro);
– per poi approfondire la conoscenza di sé, prima attraverso alcune simulazioni (secondo incontro), quindi con un’attività incentrata a riflettere su se stessi e le proprie caratteristiche (terzo incontro);
– per finire poi con una mappatura delle proprie relazioni (quarto incontro).
Durante il percorso ai ragazzi verranno consegnate alcune schede per il lavoro personale da conservare per un incontro di confronto con il don al termine del percorso. - Lo stile educativo (incontri 13-16).
- La relazione educativa (incontri 17-19).
Crediti formativi
- Totale max accumulabile: 110 crediti.
- Soglia minima per essere ammessi: 70 crediti (cioè almeno la frequenza dei 2/3 del corso + 1 ritiro + almeno 10 punti assegnati dagli animatori).
- Come vengono assegnati:
– Partecipazione agli incontri del sabato: 3 per ogni incontro (per un tot. max di 75 crediti).
– Partecipazione ai ritiri: 10 per ogni ritiro (per un tot. max di 20 crediti).
– Valutazione del don con gli animatori: un punteggio da 0 a 15 assegnato a fine percorso.
Primo incontro: le qualità dell’animatore ideale
I ragazzi prendono dei foglietti e dopo aver scritto quali sono, secondo ciascuno di loro, le caratteristiche dell’animatore ideale li applicano ad un manichino vestito da animatore.
Ci si confronta insieme sulle caratteristiche evidenziate.
Materiale: manichino, foglietti colorati (almeno uno o due a testa), pennarelli.
Secondo incontro: Il profilo dell’animatore
- Primo momento. Scambio e confronto sulle “dimensioni dell’animatore” (cfr. immagini seguenti).

- Secondo momento: attività. E tu? Che tipo di animatore sarai?
Ti ricordi i tuoi animatori dell’oratorio: quello che urlava sempre, quello sempre arrabbiato, il simpaticone… Presentiamo ai ragazzi alcune tipologie di animatore, sono delle caricature che evidenziano alcuni lati negativi per riflettere insieme sulle caratteristiche positive che se ne deducono.
– Brontolone: sbatte sempre la mano sulla fronte come a dire: “Che incompetenti! Come si fa a lavorare con gente simile!”. Per lui è sempre tutto da rifare e perciò si prende il diritto di sparare su tutto e tutti. Se c’è un difetto, è il primo a vederlo. Se qualcosa funziona, è solo per caso.
– Vigile: suo amico fedele è il fischietto con cui ama esprimersi. Il resto del vocabolario non esiste: “Basta!”, “Silenzio!”, “Adesso ti sbatto fuori!”. Per lui l’animazione si condensa nell’ordine, nella disciplina e nel rispetto assoluto degli orari e dei ruoli.
– Professore: parla ai ragazzi da una cattedra immaginaria aumentando così le distanze tra lui e loro. Il risultato? Una noia e un’insofferenza enormi che non fanno comprendere il messaggio. Ovviamente i ragazzi non ascoltano, parlano… o peggio!
– Crocerossina: è sempre pronto ad intervenire per evitare ogni minimo sforzo o disagio ai ragazzi con coccole, carezze ecc. Per lui il pianto è prima della verità e chi piange ha semplicemente ragione. Non si accorge che così facendo, non aiuta i ragazzi a crescere e ad affrontare i problemi della vita.
– Egoanimatore: è l’antianimatore per eccellenza. Superefficente, superpreparato, semprepresente, non lascia spazio agli altri animatori. Niente riesce bene senza il suo intervento, si rende antipatico e soffoca tutto il gruppo. Nei confronti dei ragazzi è altrettanto onnipresente e fa per loro tutto il lavoro (tanto fai solo pasticci!), impedendo la crescita, la spontaneità e la fantasia.
– Mammatrice: forse sarà lo spirito materno, forse sarà che da poco si sono la- sciate le bambole e si pensa che i bambini abbiano con queste delle affinità ma sono per lo più le animatrici che soffrono di questa sindrome. - Rilettura. Nessuno può essere l’animatore perfetto: il grande comunicatore, testimone invidiabile, fine psicologo, dotato di grande fantasia, esperienza, spirito d’iniziativa, passione educativa, buone doti organizzative e veramente molto bravo a proporre giochi e animazione. Facciamo emergere la consapevolezza che gli ideali, i modelli da seguire devono indicare la rotta, ma non possono diventare etichette o motivo di scoraggiamento e limite. La sfida sarà fare tesoro delle possibili fatiche per allenarci alle buone motivazioni!
Materiale: Schede con i profili degli animatori.





Terzo incontro: L’animatore di qualità
- In modo simile all’incontro precedente, questa volta proponiamo alcuni profili di bambini “problematici”, chiedendo ai ragazzi di esprimere dei suggerimenti su come andrebbero gestiti.
– Rinco-Boy: generalmente non sono stupidi, ma soltanto dei grandi esibizionisti.
Come poter fare? Non farlo diventare lo “scemo del villaggio”. Cerca di essere sempre chiaro – preciso – conciso quando parli, soprattutto coi più piccoli. Gioca un po’ con lui dopo aver finito la spiegazione, poi lascialo continuare da solo.
Perché? Lo aiuterai a prendere sicurezza in se stesso e a sentirsi parte del gruppo.
– Malababy: è una provocazione («voglio proprio vedere chi vince!!»). È alla ricerca della supremazia sull’animatore che in quel momento è la persona più in vista.
Come poter fare? Se lo lasci stare gliela dai vinta e crei un precedente («se lui non gioca, non gioco nemmeno io»), ma usare le maniere forti sarebbe ancora peggio. Gioca a tuo favore la sua richiesta: fallo diventare protagonisa.
Perché? I ragazzi “contro corrente” hanno un fascino magnetico sui componenti del gruppo. Se ci sono loro ci sono tutti… pensaci! Prenderesti due piccioni con una fava.
– Permaflex: Ha paura di essere al centro dell’attenzione. Ha paura di fare brutta figura e/o di non saper giocare.
Come poter fare? Dimostrare che le loro sono scuse (nel 99% dei casi): «Hai maldipancia, perciò domani non potrai venire in pisci- na… mi dispiace!» (la guarigione sarà immediata: provare per credere).
Perché? Giocare è la cosa più importante per bambini e ragazzi. Chi non gioca nasconde nelle scuse altre motivazioni forse più profonde: quali?
– Baby Bostik: Cerca di mettersi in mostra davanti agli altri. Cerca il contatto fisico con l’animatore per soddisfare un bisogno di sicurezza. Quel giorno «gli va di fare così…» pazienza! È annoiato perché è la decima volta che ti sente spiegare lo stesso gioco e non ne può più. Ti sta dicendo: «cambia che è meglio» e tu non te ne accorgi.
Come poter fare? Mai arrabbiarsi e/o urlare! Prendilo per mano per un momento oppure dagli qualcosa di tuo da tenere. Se la cosa si ripete più volte prendilo da parte e parlagli “da grande”; in futuro ti rispetterà.
Perché? A nessuno piace essere preso a “legnate”, neanche nel morale, tantomeno davanti agli altri. Ognuno di noi ha un orgoglio e una dignità. - Al termine di questi primi tre incontri sulla figura dell’animatore lasciare ai ragazzi la scheda che raccoglie in modo sintetico i consigli per essere un buon animatore (Cfr. allegato n. 3), possibilmente vedendola insieme.
Materiale: Schede con i profili dei bambini; scheda con i consigli per un buon animatore.
Quarto incontro: Perché faccio l’animatore?
Nella prima parte dell’incontro ognuno personalmente compila la scheda (cfr. Allegato n. 4), mentre nella seconda parte ci si confronta insieme sul lavoro personale.
Materiale: Scheda con le domande.
Quinto incontro: Mira al centro!
- Primo momento. Consegniamo ad ogni ragazzo un piccolo foglietto di carta (cfr. Allegato n. 5) sul quale avrà il compito di scrivere, da un lato le motivazioni personali che lo hanno spinto ad intraprendere questa esperienza, dall’altro quelle orientate all’interesse generale (quello per i bambini, per il proprio oratorio…). Invitiamo a lasciare almeno dieci minuti di tempo per il lavoro individuale. Chiediamo poi di custodire il proprio biglietto.
- Secondo momento. In gruppo prepariamo in terra una ruota di bicicletta e invitiamo i ragazzi ad uno ad uno ad attaccare il proprio foglietto ripiegato ad ogni raggio della ruota, decidendo liberamente se condividere quanto è stato scritto.
Dopo che tutti avranno incollato il proprio biglietto, rileggiamo quanto è stato vissuto, andando a centrare alcune questioni chiave:
– Ognuno di noi può compiere le proprie scelte basandosi su motivazioni diverse. Ciò che rende possibile concorrere tutti al bene comune, è che queste convergano tutte verso un medesimo centro, una medesima finalità. Lo dimostra con chiarezza anche la metafora della ruota in cui tutti i raggi devono convergere verso un centro altrimenti perde la propria forma e la propria funzione.
– Che cosa/chi è il fulcro della ruota? Poniamo questa domanda ai ragazzi e lasciamo spazio alle riflessioni personali. La risposta più ovvia potrebbe includere i bambini oppure la più audace anche il Signore, che ci tiene insieme in questo servizio e dal quale troviamo ispirazione per donarci. - Rilettura. Sono le motivazioni a fare la differenza. Senza una buona motivazione l’“essere animatore” si trasforma in un “fare l’animatore”. L’essere animatore ha come comune denominatore (o meglio, come comune motivazione) un allenamento costante a far proprio uno stile (ispirato al Vangelo) che porti ciascuno a crescere, attraverso le relazioni e il servizio agli altri.
Materiale: Foglietto per ciascun ragazzo; una ruota di bicicletta.

Sesto incontro: Animatori in sella
- Primo momento. Fare animazione è un po’ come andare in bicicletta, con questa metafora si rendono in esame le diverse parti della bicicletta paragonandole ad alcune componenti dell’animazione.
– Non hai mai provato ad andare in bicicletta con un pedale soltanto? Per muoversi agilmente in bicicletta occorre avere due pedali! Così per essere degli animatori pieni di entusiasmo occorre avere due “punti di appoggio”: il Signore (la formazione spirituale, la fede) e il gruppo animatori (la formazione specifica).
– Per andare bene in bicicletta e non girare a vuoto è meglio controllare bene la catena. Nell’animazione, per non girare a vuoto, sarà bene controllare: a) se sei capace di comunicare il tuo entusiasmo ai ragazzi, b) se sei capace di dare ai ragazzi delle buone motivazioni.
– Bisogna imparare ad usare il cambio: non tutti i ragazzi sono uguali. I ragazzi crescono… e anche noi cambiamo.
– Hai mai provato a pedalare con le ruote sgonfie? Più sei stanco e svogliato e più la tua animazione arranca. Più sei pieno di Spirito e meno fai fatica!
– Attenzione! Senza manubrio puoi andare contro il muro: è meglio farsi guidare e non credere di essere già bravo. E’ bene tenere d’occhio la meta e tutto il paesaggio: progetto, obiettivi, itinerari, programmi…
– Una buona bicicletta ha dinamo e fanalini: bisogna saper guardare bene, e lo si impara attraverso la collaborazione con tutto il gruppo. La luce della bici è umile. Il segreto di una buona animazione passa attraverso la gratuità e il servizio. - Secondo momento. Personalmente si consegna ai ragazzi un foglietto (cfr. Allegato n. 6) per la riflessione e la verifica personale.
Materiale: Foglietti per ciascun ragazzo; una bicicletta.

Settimo incontro: L’oratorio è…
Divisi in gruppi i ragazzi con realizzano un cartellone che descriva l’oratorio e che cosa rappresenta per loro. Successivamente in gruppo vengono condivisi i cartelloni con gli altri.
Ottavo incontro: Tutti possono fare gli animatori?
- Simuliamo due situazioni che presentano due interrogativi di fondo sulla partecipazione ala vita dell’oratorio e sullo stile richiesto. Questo tema verrà poi ripreso più avanti durante l’anno affrontando le tematiche della relazione educativa e dello stile educativo.
- Si può pensare di confrontarsi tutti insieme in gruppo prima su una situazione e poi sull’altra, oppure di fare due sottogruppi che prendono in esame una simulazione ciascuno a cui segue successivamente una condivisione in gruppo.
«L’oratorio non può diventare l’area di parcheggio per chi non ha altri posti dove andare. Deve invece trasformarsi in un luogo veramente educativo che aiuti i ragazzi a crescere». Dice il don durante un incontro di preparazione dell’estate ragazzi.
«Ok, sono d’accordo, ma stare seduti sulla panchina dell’oratorio non è rimanere parcheggiati? Io vedo che alcuni della mia età, che si fanno vedere solo d’estate e che si fanno chiamare animatori, stanno lì tra di loro a chiacchierare…» obietta Paola.
Poi anche Marco aggiunge: «Ha ragione Paola, don, quelli sono ragazzi seduti di cuore e di fatto…».
«Mi sembra che state giudicando troppo in fretta… state forse cercando una scusa per non impegnarvi?».
Ma anche Andrea interviene e aggiunge un altro problema: «C’è gente che non vuole mandare più i figli perché dicono che i più grandi fanno i prepotenti: io non credo di essere un cattivo animatore, ma so che quelli della banda di Zacky quando arrivano danno problemi a tutti».
«Condividere una responsabilità significa affrontare insieme anche le situazioni più complicate. La buona volontà, il desiderio di fare del bene e l’entusiasmo possono essere insufficienti per affrontare e risolvere i problemi» ribadisce il don.
Materiale: Simulazioni.

Nono incontro: Io in gruppo
- Introduzione. Essere animatori vuol dire lavorare assieme ad un gruppo.
Ma far parte di un gruppo non è sempre facile. Proviamo un po’ ad analizzare i nostri comportamenti, per conoscerci meglio, per verificarci, per cercare di migliorarci. - Nella prima parte dell’incontro vengono presentati i “Personaggi da gruppo” (cfr. Allegato n. 8): ciascuno riceve, come se fossero un mazzo di carte da gioco, una copia di tutti i personaggi e ne sceglie tre che ritiene più adatti a se stesso.
- Nella seconda parte si condividono in gruppo le scelte fatte: a turno ognuno presenta le tre carte che ha scelto e il perché, dopo di che, prima di passare alla persona successiva, alcuni altri componenti del gruppo (che conoscono maggiormente chi sta esponendo le carte) possono proporne altre da suggerire all’interessato/a motivando la scelta.
- Ricordare ai ragazzi di conservare le tre carte che hanno scelto per l’incontro con il don a fine percorso!
Materiale: Carte “Personaggi da gruppo”.

Decimo incontro: Impariamo a conoscerci 1
- L’incontro inizia proponendo ai ragazzi un breve lavoro personale (cfr. Allegato n. 9), nel quale – anche riprendendo l’attività precedente – devono descrivere le loro caratteristiche principali.
- Successivamente vengono proposte tre simulazioni per il confronto in gruppo (cfr. Allegato n. 10). Valutare se suddividere il gruppo e se assegnare una simulazione diversa per ogni sottogruppo oppure tutte e tre.
- Ricordare ai ragazzi di conservare il proprio autoritratto per l’incontro con il don a fine percorso!
Materiale: Scheda per il selfie; simulazioni.
Undicesimo incontro: Impariamo a conoscerci 2
Questo incontro è lo sviluppo e l’approfondimento dei due incontri precedenti.
- Il gruppo si raduna attorno a dei tavoli sui quali vengono disposte diverse carte da gioco che presentano una carrellata delle diverse manifestazioni di personalità con le definizioni delle caratteristiche specifiche per ognuna (cfr. Allegato n. 11).
Ci sono tante copie uguali per ciascuna carta quante ne occorrono per l’ampiezza del gruppo perché ognuno possa sceglierne tre. - Esaminate le carte i ragazzi procedono alla scelta delle tre carte che ritengono più rappresentative di se stessi; terminata la scelta inizia la condivisione in gruppo e; come avevamo già fatto per “i personaggi da gruppo” gli altri possono intervenire suggerendo altre carte.
- Ricordare ai ragazzi di conservare le tre carte che hanno scelto per l’incontro con il don a fine percorso!
Materiale: Carte con le manifestazioni della personalità.

Dodicesimo incontro: Me stesso/a e le mie relazioni
- Proponiamo ai ragazzi un piccolo test da fare personalmente (cfr. Allegato n. 12) e condividere in gruppo (cfr. Appendice n. 2).
- Al termine dell’incontro viene proposta una presentazione keynote per una rilettura sintetica del percorso compiuto (cfr. Allegato n. 13).
- Ricordare ai ragazzi di conservare il test per l’incontro con il don a fine percorso!
Materiale: Scheda con il test conosci te stesso; presentazione keynote.
Tredicesimo incontro: Disegna il tuo stile
Ci sono persone che ci colpiscono per il loro “stile”, per come vestono, per come parlano, per come si muovono e per tanto altro. Anche un animatore è chiamato ad avere il proprio stile, con i bambini, con gli altri animatori, …
- Lancio del tema: un calcio allo stile.
Dividiamo i ragazzi in due squadre per una sfida al gioco del calcio.
La partita sarà condotta da un arbitro (possibilmente un animatore) e organizzata su due tempi di gioco, da cinque minuti ciascuno.
Prima del fischio d’inizio, l’arbitro ricorda le regole del gioco.
Nel primo tempo tutto procede regolarmente.
Durante l’intervallo l’arbitro convoca le due squadre separatamente: alla squadra “A” ribadisce le regole del gioco e l’importanza di osservarle. Alla squadra “B” invece chiede di non rispettare le regole consuete. I giocatori della squadra “B”, a questo punto, potranno anche toccare la palla con le mani senza rischiare che venga fischiato nessun fallo. Cosa accadrà?
Che la squadra “A” non impiegherà molto tempo a lamentarsi dello stile scorretto della squadra “B” e dell’arbitro.
A fine partita raduniamo le due squadre (calmiamo gli animi se necessario) e chiediamo ai ragazzi alcune impressioni su come si sono sentiti e su come hanno vissuto questo gioco.
Se diamo “un calcio allo stile”, nel gioco o nel nostro servizio in oratorio, rischiamo di non essere educativi. Lo stile ha bisogno di regole, scritte e non scritte. - Attività: disegna il tuo stile.
– Consegniamo ad ogni ragazzo un foglio A4 rappresentante il corpo umano (cfr. Allegato n. 14). A livello individuale ognuno dovrà cerchiare le parti del corpo che utilizza maggiormente per esprimere chi è e scrivere l’utilizzo che ne fa (per esempio: la bocca, perché sorrido sempre). Lasciamo almeno quindici minuti di lavoro individuale.
– Dividiamo i ragazzi in gruppi da 5/6 persone, ogni gruppo avrà a disposizione un foglio A3 rappresentante il corpo umano (cfr. Allegato n. 14 stampato piu grande). Memori del lavoro individuale e della partita che ha dato “un calcio allo stile”, ognuno sarà invitato nel gruppo a condividere la sua idea di stile dell’animatore, specificando come dovranno essere e come dovranno muoversi piedi, mani, cuore e testa quando coinvolti:
a. con i bambini;
b. con gli altri animatori;
c. con gli adulti.
Materiale: Un pallone; sagoma del corpo.

Quattordicesimo incontro: Facciamo i bagagli
- Proponiamo ai ragazzi di preparare i bagagli per fare insieme il lungo viaggio che sarà la prossima Estate Ragazzi. Il contenuto della valigia sarà rappresentato da qualità, gesti, comportamenti, atteggiamenti dell’animatore ideale (es. disponibile, volenteroso, accogliente…), mentre l’esterno sarà decorato di indicazioni e regole di viaggio. Dividiamo i partecipanti in piccoli gruppi e chiediamo ad ognuno di questi di fare il proprio bagaglio.
- Terminata l’attività nei piccoli gruppi, riuniamo tutti i partecipanti e iniziamo la condivisione al fine di preparare un unico bagaglio per tutto il gruppo animatori.
Materiale: Sagoma di una valigia.

Quindicesimo incontro: Frasi assassine
- Questo incontro è lo sviluppo “in negativo” dei due precedenti, evidenziando che cosa è importante che non faccia parte dello stile dell’animatore e pertanto non vada messo in valigia.
- Consegnamo ai ragazzi una copia della “frasi assassine” (cfr. Allegato n. 16) e chiediamo loro:
– indica quali di queste frasi usi più frequentemente;
– segnala LA (una sola!) frase che TI (quando la senti rivolta a te) uccide di più;
– scrivi frasi “che danno vita”.
Materiale: Scheda con le “frasi assassine”.

Sedicesimo incontro: La carta dell’animatore
- E’ un incontro di sintesi sul tema dello stile educativo dell’animatore in oratorio. Si chiede ai ragazzi di stilare come gruppo dei futuri aiuto-animatori dell’Estate Ragazzi il loro “decalogo”, la “magna charta” alla quale fare riferimento e trovare ispirazione nel loro essere animatori.
Proponiamo alcuni spunti (da non dire ai ragazzi ma da tenere presente se occorre suggerire qualche approfondimento):
– rispetto delle persone, dei materiali e degli ambienti;
– comportamento adeguato al contesto;
– linguaggio adeguato al contesto;
– abbigliamento consono;
– buon esempio verso tutti;
– capacità di osservare e ascoltare gli altri;
– utilizzo limitato del telefono;
– divieto di fumare in oratorio;
– riordino e cura dei materiali;
– riordino e pulizia degli ambienti;
– è essenziale la puntualità anche nel rispetto dei diversi momenti di attività;
– attenzione ai tempi dedicati all’informalità: è il tempo giusto per guardare più in là;
– cerchiamo di cogliere i bisogni dei bambini, stiamo con loro…
– attenzione alla disabilità e alla fragilità.
Materiale: Un cartellone.
Diciassettesimo incontro: La relazione educativa come “prendersi cura”
- Allestiamo la stanza con dei fili posti all’altezza degli occhi, sopra ai quali attacchiamo tante mollette. Facciamo trovare al centro della stanza i fogli con il testo della canzone (cfr. Allegato n. 17) e biro.
In silenzio e seduti nella stanza, chiediamo ai ragazzi di pensare al concetto di cura. Per aiutarli ad entrare nella riflessione, facciamo ascoltare il brano e lasciamo a disposizione il testo: Dio delle piccole cose di Niccolò Fabi, M. Gazze e D. Silvestri, nel quale possiamo trovare rimandi a gesti di attenzione e cura.
Conclusa la canzone, chiediamo ai ragazzi di scrivere sui bigliettini le parole e i gesti che, secondo loro, rimandano alla dimensione della cura e poi di appenderli sui fili, come se fossero dei panni stesi. Nel tempo che resta, giriamo per la stanza e leggiamo le parole scritte dagli altri. - Successivamente, chiediamo di pensare e di scrivere su un foglio (cfr. Allegato n. 18), un gesto di cura (concreto!) ricevuto e uno offerto, dettagliando azioni ed emozioni provate. Se ci fosse abbastanza tempo, apriamo una condivisione attraverso alcune domande-stimolo:
– Come ti sei sentito quando hai ricevuto/offerto questo gesto di cura?
– Che cosa hai percepito nell’altra persona?
– Sono più i gesti di cura che offri o che ricevi?
– Chi si prende cura di te?
– E tu di chi ti prendi cura? - Se il tempo fosse invece poco, non apriamo condivisioni che rischiamo di dover chiudere in modo brusco e concentriamo l’attenzione sull’ultima domanda, chiedendo di condividere ad alta voce semplicemente i nomi oppure di scriverli sul retro del foglio.
Materiale: Testo della canzone; filo e mollette; biro; foglio con le domande.

Diciottesimo incontro: La relazione educativa in atto
- Dividiamo i ragazzi in gruppetti di circa 4/5 persone e consegniamo a ciascuno una situazione-tipo che ci si può trovare a vivere durante l’Estate Ragazzi. Chiediamo di ideare e poi rappresentare in una breve scenetta la situazione proposta e la soluzione pensata mettendo in risalto alcuni aspetti della cura, associati a quella particolare fascia d’età (ad esempio: il bisogno di rassicurazione per un bambino al primo anno…).
- Terminato il lavoro in gruppo e ci ritroviamo tutti insieme per la messa in scena.
Dopo ogni scenetta, della durata massima di due minuti, discutiamo insieme la soluzione proposta, seguendo le domande-stimolo riportate di seguito:
– Avremmo agito tutti nello stesso modo? Se no, che cosa avremmo cambiato?
– Dove e come si è agita la cura?
Materiale: Situazioni-tipo.
Diciannovesimo incontro: Mercenario o pastore?
- Nella prima parte dell’incontro i ragazzi si confrontano su alcune simulazioni (cfr. Allegato n. 20).
- Nella seconda parte viene proposta la lettura del bravo di Vangelo di Gv 10,11-15 (cfr. Allegato n. 21) con una riflessione sugli atteggiamenti dell’animatore che si ispirano a Gesù buon Pastore, in contrasto con il mercenario “che non è pastore e non gli importa delle pecore”. Questa icona biblica fa anche da sintesi dell’intero percorso annuale e di ispirazione ideale per la prossima esperienza estiva che i ragazzi si troveranno a vivere.
Materiale: Simulazioni; brano di Vangelo e atteggiamenti della cura.

