Attività gruppo 2ª media

Calendario incontri (20 – 3)

  • 10 incontri fino a Natale (-1 Minasi e -1 confessioni):
    – sabato 3 ottobre;
    – Domenica 11 ottobre: festa dell’Oratorio;
    – sabato 17, 24, 31 ottobre;
    – sabato 7, 14 novembre;
    – sabato 21 novembre: incontro con Susanna Minasi;
    – sabato 28 novembre;
    – sabato 12 dicembre;
    – sabato 19 dicembre: confessioni.
  • 6 incontri fino a Pasqua (-1 confessioni):
    – sabato 13, 20, 27 febbraio;
    – sabato 6 e 13 marzo
    – sabato 20 marzo: confessioni.
  • 4 incontri fino a maggio:
    – sabato 3, 10, 17, 24 aprile.

Il tema

L’icona biblica che ci accompagna è quella dell’accoglienza di Gesù nella casa di Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro. La casa degli amici di Gesù, la casa fatta non tanto dai muri ma dalle relazioni, diventa rappresentazione dell’esperienza di fare gruppo in oratorio. Una casa in cui trova posto l’ascolto di Maria e il servizio generoso di Marta. Una casa con la porta aperta per accogliere Gesù e ogni fratello che bussa e per poter partire da lì, in missione, per le strade del mondo, come discepoli missionari.

Quella di Betania (così come vorremmo che fosse l’oratorio) è una casa dove trovano spazio tante emozioni diverse e tutte da accogliere e trasformare in occasioni per un incontro sempre più vero con Gesù e con i fratelli. E’ una casa che ha la luce dentro e che fa luce anche fuori. E’ casa accogliente perché abitata. E’ una casa che si offre come luogo per sostare un po’ nel cammino, trovare ristoro per il cuore nell’ascolto reciproco e per il corpo grazie alle cure premurose. 

Questa icona ci indica il cammino di quest’anno perché il nostro oratorio possa assomigliare sempre di più alla casa di Betania, la casa degli amici di Gesù.

Il percorso (17)

  1. La casa di Marta e Maria. Lo spazio dell’incontro e dell’apertura: incontri 1-5.
    Una simbolica piantina di una casa ci consegna dei suggerimenti perché i ragazzi possano raccontarsi.
  2. Una casa piena di vita. Lo spazio per accogliere la novità: incontri n. 6-8.
    Manteniamo il riferimento alla piantina della casa.
  3. Marta e Maria: incontri 9-13.
  4. L’unzione di Betania: incontri 14-17.

Primo incontro: la nostra casa ovvero chi siamo 1 – il portico e l’ingresso

  • Obiettivo: esplorare il primo ambiente della casa (portico, porta di ingresso), la soglia che evoca la nostra decisione di aprirci o chiuderci, di far entrare o di tener fuori qualcuno. La soglia ci permette anche di porre domande sulle condizioni per cui anche noi ci sentiamo accolti dagli altri.
  • Attività. Bussate… e vi sarà aperto?
    Un piccolo gioco di ruolo può dare l’avvio all’incontro permettendo ai ragazzi di immedesimarsi in chi bussa alla porta e anche in chi deve decidere se aprirla e far entrare l’altro.
    Dividiamo i ragazzi in coppie e facciamo pescare loro il biglietto con il proprio ruolo per la simulazione. Un componente della coppia pescherà dalla serie di biglietti (tutti uguali) per cui sarà il padrone di casa, l’altro componente dalla serie di biglietti con questi o altri personaggi:
    – una persona che chiede dei soldi;
    – un venditore porta a porta di sistemi di irrigazione;
    – un prete che vuole entrare per la benedizione della casa;
    – un compagno/a di classe del figlio/a che vuole entrare per fare i compiti;
    – rappresentante di una associazione culturale che vuole presentare il proprio programma;
    – un vicino di casa che vuole in prestito il tosaerba.
    Chi bussa deve argomentare la sua richiesta, chi è in casa deve decidere se aprire la porta e anche se far entrare la persona e ovviamente motivare la propria scelta. È importante che i ragazzi sperimentino che ci sono diversi gradi di prossimità e di accoglienza e che si interroghino sulle proprie diffidenze, convinzioni, ecc…

Materiale: bigliettini con i personaggi per il gioco di ruolo.

Secondo incontro: la nostra casa ovvero chi siamo 2 – la cucina (prima parte)

  • Obiettivo: esplorare il secondo ambiente della casa, la cucina, che è luogo in cui si prepara da mangiare, in cui ci si prende cura dei bisogni di tutti e in cui si trova qualcosa di buono per stare bene anche nei momenti di tristezza. Accompagniamo i ragazzi a scoprire che sentirsi a casa è anche questione di “pancia”, che tocca i nostri bisogni e la nostra corporeità.
  • Attività n. 1. L’orologio della mia giornata.
    Proponiamo una attività per aiutare i ragazzi a ragionare sull’uso del loro tempo, in particolare quello in cui si prendono cura di qualcuno (o di qualcosa). Poi chiederemo loro di elencare gli ingredienti della cura degli altri.
    Sul quadrante dell’orologio (cfr. Allegato n. 3) chiediamo ai ragazzi di segnare quanto tempo in percentuale dedicano ad alcune attività (magari colorando il quadrante in colori diversi per scuola, sport, amici, oratorio ecc…) e quanto ne dedicano a prendersi cura di qualcuno o qualcosa (per es: aiutare un amico a fare i compiti, curare un animale domestico, aiutare a casa in qualche lavoretto). Si può ragionare con loro sui criteri che usano nell’usare il proprio tempo e sulle difficoltà che incontrano nel dedicarne una parte agli altri.

Materiale: quadrante dell’orologio.

Terzo incontro: la nostra casa ovvero chi siamo 2 – la cucina (seconda parte)

Attività n. 2. La ricetta della cura.

Dividiamo i ragazzi in piccoli gruppi (tre o quattro persone al massimo) e chiediamo loro di dedicarsi alla cucina: devono ideare la ricetta perfetta della cura degli altri. Quali ingredienti servono? In quale quantità? Quali procedimenti? Chiediamo anche di dare un nome al loro piatto. Possiamo attaccare le ricette a un cartellone e confrontarle fra loro per vedere gli elementi ricorrenti e le sottolineature dei ragazzi.

Concludiamo l’incontro con l’ascolto del brano “La cura” di Battiato.

Materiale: canzone “La cura” di Battiato.

Quarto incontro: serata in oratorio e visione del film “Encanto”

  • Trailer.
    In alto nelle montagne della Colombia c’è un luogo incantato chiamato Encanto. Qui, in una casa magica, vive la straordinaria famiglia Madrigal dove tutti hanno capacità fantastiche. Tutti tranne una: la protagonista. La piccola Mirabel infatti pensa di non avere nessun talento da offrire alla famiglia e al villaggio ma dovrà saper aspettare e ascoltarsi profondamente per scoprire qualcosa di straordinario che salverà tutta la comunità. 
  • Per la rilettura del film si consiglia questo articolo.

Materiale: Film.

Quinto incontro: la nostra casa ovvero chi siamo 3 – il salotto

  • Obiettivo: esplorare il terzo ambiente della casa, il salotto, il luogo delle relazioni e dell’ascolto, quello in cui ci si mette comodi per stare con i propri ospiti, in cui si vivono i momenti in cui tutta la famiglia è riunita, in cui si fa festa e in cui si condividono i momenti di riposo. Con i ragazzi esploriamo soprattutto la dimensione dell’amicizia, invitandoli a pensare a quali sono i loro “salotti”, gli spazi/tempi in cui stringono relazioni e fanno crescere i rapporti. 
  • Attività. Elegia di un’amicizia.
    Suggeriamo di ascoltare e di fornire il testo di “Ho un amico” di Olly. La canzone parla del valore della vera amicizia. Racconta di legami che resistono al tempo e ai cambiamenti della vita. Il testo mescola nostalgia, ricordi di gioventù e le piccole insicurezze personali.
    Dopo l’ascolto chiediamo ai ragazzi di commentare la canzone e di confrontarla con la loro esperienza di amicizia, compilando alcuni foglietti:
    – Che bello ho un ricordo stupendo;
    – Legarti vuol dire…
    Si può concludere l’incontro facendo un cartellone che raccoglie le caratteristiche degli amici che hanno, a partire dalle esperienze che vivono con loro.

Materiale: Canzone “Ho un amico” di Olly, bigliettini e cartellone.

 

Sesto incontro: la nostra casa ovvero chi siamo 4 – il bagno

  • Obiettivo: a prima vista non sembra la parte della casa più indicata a un incontro di gruppo. Proponiamo però di considerare il bagno come il luogo della cura, quello in cui si fanno i conti con il proprio essere creature che hanno bisogno di attenzione per stare bene.
  • Attività. Quando mi sporco… mi devo lavare.
    I ragazzi vengono bendati e guidati uno alla volta ad una bacinella contenente letteralmente fango: acqua, terra, sabbia … insomma qualcosa che generi una sensazione sgradevole nell’immergerci la mano. In un altro angolo della stanza collochiamo una bacinella contenente acqua pulita. Viene quindi immersa la mano di ogni ragazzo nel “fango”, senza preavviso. La sua reazione sarà necessariamente l’estrazione immediata della mano e la ricerca di qualcosa che possa “lavare” via lo sporco. Tolta la benda potrà usare l’acqua pulita per lavarsi.
    Ragioniamo con loro sull’esperienza fatta: la stessa urgenza di pulire ciò che è stato contaminato, lo stesso ribrezzo dovremmo averlo nei confronti di quelle azioni che apparentemente ci hanno resi liberi, ma in realtà non ci rendono degni di guardarci allo specchio.
    Continuiamo il clima di riflessione proponendo ai ragazzi l’ascolto (o la visione del videoclip) del brano “Fango” di Jovanotti.
    Chiediamo poi ai ragazzi di confrontarsi a partire da queste domande, o altre simili:
    – Ripercorrendo la mia storia, ricordo un episodio in cui ho provato vergogna per l’azione che avevo commesso?
    – Chi nonostante tutto si è preso cura di me?

Materiale: bacinella con il fango e bacinella con l’acqua pulita; canzone “Fango” di Jovanotti.

Settimo incontro: la nostra casa ovvero chi siamo 5 – la finestra

  • Obiettivo: In ogni casa ci sono finestre per allargare gli orizzonti, per far entrare il mondo e l’aria nuova. La finestra evoca molte cose: uno sguardo, un saluto, una contemplazione capace di allacciare il filo della memoria e ritrovare le radici di tutto. Pensare alle finestre della nostra anima è indispensabile per sentirsi parte di una storia che viene da lontano e che va lontano. 
  • Attività. Le mie prigioni.
    Ai ragazzi vengono legate le mani e proposta una semplice attività da fare, da soli o a coppie, a seconda dell’esercizio scelto, con le mani così immobilizzate (ad esempio incartare un regalo, allacciarsi le scarpe, ricopiare una frase su un foglio, ecc…). Anche le cose più semplici, quando siamo paralizzati da qualcosa di fisico, diventano complicate… e per proprietà transitiva, lo stesso effetto lo abbiamo se la paralisi è dovuta a qualcosa che ci influenza a livello emotivo, come il rimorso o la vergogna per un’azione o una frase fuori posto.
    Dopo un po’ si libera il ragazzo e gli si propone di fare la stessa attività: tutto sarà ovvia- mente più semplice. Al termine della prova si lega al polso del ragazzo un pezzo della corda che lo teneva imprigionato, tipo bracciale.
    Con i ragazzi si torna sulla dinamica vissuta. Si chiede loro di provare a pensare a cosa li incatena, cosa li rende meno liberi. Potrebbe essere usata come metafora quella di descriversi come una finestra. Che tipo di finestra sono? Finestra che apre o che chiude? Piccola grande, spalancata, trasparente, smerigliata, adornata, socchiusa, sbarrata, ecc… 

Materiale: Corde o altro materiale per legare le mani dei ragazzi.

Ottavo incontro: serata in oratorio e visione del film “Wonder”

  • Trailer.
    Il film ha lo scopo di mostrare come anche le parti apparentemente più scomode di noi, quelle che vorremmo nascondere agli occhi di tutti, in realtà, raggiunte dall’amore, possono rivelarsi una risorsa. Per dirla con le parole di papa Francesco: È la tenerezza la maniera migliore di toccare ciò che è più fragile in noi.

Materiale: Film.

Nono incontro: il pozzo dei desideri

  • Obiettivo: aiutare i ragazzi a raccontarsi e confrontarsi sui propri sogni. 
  • Attività. Chiediamo ad ogni partecipante di scrivere su un foglio diviso in due colonne le proprie paure e i propri sogni futuri.
    Le paure verranno poi raccolte su un cartellone mentre i sogni verranno piegati e gettati dentro un pozzo. Il pozzo può essere una scatola, un secchio oppure una bacinella, opportunamente scenografati. Questi desideri verranno poi ripescati a turno da ciascun partecipante e letti ad alta voce.
    Il gruppo, ascoltato il desiderio letto, dovrà poi riconoscere l’autore del biglietto. Questo permetterà ai ragazzi di creare un’occasione di ascolto e attenzione verso l’altro. Si potrà dunque riflettere sul fatto di essere “riconosciuti” per i propri sogni e non per le paure e sul fatto che ciascun membro del gruppo dopo questo scambio diventerà custode dei sogni degli altri. Questo esercizio di ascolto e riconoscimento può portare a crescere nella relazione reciproca.

Materiale: pozzo dei desideri, cartellone, foglietti.

Decimo incontro: cammina accanto a me

  • Obiettivo: aiutare i ragazzi a trovare oasi per fermarsi a riflettere, riposare, condividere e ripartire più carichi di prima nel cammino della propria vita.
  • Attività. Il gruppo dei partecipanti viene diviso in coppie o terzetti. Gli abbinamenti possono essere casuali oppure stabiliti dagli animatori. A ciascun gruppo viene dato un orario di rientro presso l’oratorio e una meta scelta all’interno del paese. Durante il tragitto a piedi i partecipanti dovranno aprire una busta che contiene alcuni spunti di conversazione da utilizzare durante il viaggio. 
  • Alcune delle domande potrebbero essere:
    – Dove vorresti andare a vivere?
    – Cosa vorresti fare da grande?
    – Cosa studi qual è il tuo percorso?
    – Descriviti attraverso un luogo …
    – (ecc.)
  • Arrivati nel luogo a cui sono stati mandati potrebbero trovare una seconda busta che fornisce loro uno stimolo da leggere. Potrebbe essere una brevissima preghiera da recitare insieme, un brano di Vangelo, un QR code che rimanda a un video significativo, oppure un breve racconto.
    Il rientro in oratorio dovrà essere per tutti allo stesso orario. Una volta ricompattato il gruppo si potranno condividere sorprese e fatiche incontrate nel tratto di strada fatto insieme.

Materiale: buste per il cammino; busta da consegnare all’arrivo.

Undicesimo incontro: stasera a cena da noi

  • Obiettivo: cogliere il valore della diversità e come questa può essere occasione di crescita e arricchimento se si decide di aprirsi all’accoglienza. 
  • Attività.
    Il gruppo si divide a metà e si formano due squadre. Ciascuna squadra avrà a disposizione un tempo di 30 minuti per preparare l’accoglienza per l’altra. Si dovrà allestire la sala, predisporre sedie o tavoli, scegliere la musica, l’atmosfera, e poi quali attività fare (conversazione, giochi, canzoni …) oppure preparare qualcosa da bere/mangiare.
    Al termine del tempo di preparazione ciascuna squadra diventerà ospite dell’altra per un tempo di 10 minuti, al termine dei quali avverrà lo scambio.
    Una giuria poi potrà scegliere il gruppo che si è dimostrato più accogliente sulla base di alcuni criteri:
    – Quanto lavoro c’è stato per preparare l’accoglienza?
    – Quanta collaborazione?
    – Nel momento dell’arrivo degli ospiti ci si è preoccupati di RESTARE CON loro e di entrare in relazione oppure ci si è concentrati sulle cosa da FARE PER loro?. Si potrà concludere lasciando la parola ai partecipanti chiedendo di esprimere quali sono i vissuti sperimentati nel momento in cui sono stati i padroni di casa e in quello in cui sono stati ospiti.

Dodicesimo incontro: serata in oratorio e visione del film?

Tredicesimo incontro: riflessione del don

  • Obiettivo: insieme al don rileggere gli incontri vissuti alla luce del brano di Vangelo di Marta e Maria (Lc 10, 38-42).
  • Il pozzo dei desideri. “Tu ti preoccupi per molte cose”, è la frase che Gesù pronuncia nei confronti di Marta. Nella vita di un giovane oggi ci sono tante preoccupazioni, paure, ansie, soprattutto rivolte a un futuro che ha caratteristiche sempre più incerte. Gesù però ci invita a scegliere la parte migliore, quella parte che è sempre legata al presente. Solo alla luce di un presente vissuto in pienezza è possibile immaginare e sognare un futuro di speranza. La speranza nasce anche dal riconoscere che attorno a noi c’è qualcuno capace di accogliere e custodire i nostri sogni: gli amici del gruppo, i fratelli della comunità, certamente primo fra tutti Gesù, capace di accogliere e ascoltare il cuore e i sogni di Marta e di Maria. 
  • Cammina accanto a me. Questo brano ci parla di una sosta lungo il cammino. Si tratta di un momento in cui Gesù si ferma a casa di amici. La sosta diventa quindi, in questo caso, non una parte secondaria del viaggio, ma elemento fondamentale che permette loro di avere un incontro sincero. 
  • Stasera a cena da noi. Potremo dire che sia Marta che Maria si dimostrano “accoglienti” nei confronti di Gesù. Lo fanno con due stili profondamente diversi ed entrambe pensano che il proprio sia il modo migliore. Eppure Gesù con grande tenerezza chiarisce qual è la “parte migliore”: quella di chi si mette in ascolto.
    La cultura produttiva di oggi ci dice continuamente che “chi si ferma è perduto” e che bisogna sempre offrire, in modo frenetico, esperienze, proposte, eventi. Eppure Gesù ci ricorda che la parte migliore si cela soprattutto nel saper stare con Lui. 

Quattordicesimo incontro: L’asta delle emozioni

  • Obiettivo: permettere ai ragazzi di scoprire che non ci sono emozioni buone o emozioni cattive, emozioni che hanno il diritto di esistere in noi ed emozioni che sono da censurare a tutti i costi 
  • Attività. Si predispongono alcuni fogli su cui vengono scritte, una per foglio, diverse emozioni. Devono essere di tutti i tipi, da quelle che normalmente classifichiamo come belle, a quelle che invece ammettiamo più faticosamente di provare. Ad ogni ragazzo vengono poi distribuite banconote in numero e in valore uguale (si possono stampare, oppure usare quelle del Monopoli).
    Quando ogni ragazzo ha ricevuto le proprie banconote l’asta può avere il via. Il conduttore annuncia di volta in volta quale emozione è in vendita e i ragazzi cominciano a fare le proprie offerte per accaparrarsi quelle che desiderano.
    Al termine del gioco sarà importante rileggere insieme a loro quanto vissuto – perché alcune emozioni sono rimaste invendute? Perché altre hanno scatenato una battaglia all’ultimo centesimo? Perché alcune emozioni non trovano casa in noi? Quali paure suscitano? – e aiutarli a cogliere che non esistono emozioni negative o positive, ma che tutto dipende da cosa noi scegliamo di farne.

Materiale: fogli con le emozioni e banconote in fac-simile.

Quindicesimo incontro: Occhio all’uovo!

  • Obiettivo: permettere ai ragazzi di recuperare il valore e la preziosità di ogni cosa della loro vita, annunciando la buona notizia che non c’è niente, per quanto brutto possa apparire nell’immediato, che vada sprecato o cancellato (rimandando anche al film Wonder). 
  • Attività. Si può proporre un piccolo gioco che metta a tema in modo un po’ simpatico e divertente l’importanza di prendersi cura, di trattare con sacralità, le cose sacre e vulnerabili della nostra vita.
    Si divide il gruppo in squadre (si decide il numero di squadre e di componenti di ciascuna, in base a quanti sono i membri del gruppo). Ad ogni squadra viene consegnato un uovo crudo e altri oggetti di vario genere (ad esempio: penne, fogli di carta, gomme, cannucce, giornali, materiali da imballaggio, forbici, scatoloni, ecc.).
    Ciascun gruppo ha a disposizione 15-30 minuti per utilizzare i materiali a disposizione per costruire un involucro attorno all’uovo in modo tale che non si rompa se dovesse cadere per terra.
    Una volta terminata la creazione degli “imballaggi-salva-uovo” si testa la riuscita dell’impresa: ogni uovo viene lasciato cadere dal primo piano e qui si scoprirà quale gruppo è riuscito a creare l’imballaggio più efficace, cioè quello che ha permesso al proprio uovo di resistere all’impatto. 

Materiale: uova e diversi materiali di imballaggio.

Sedicesimo incontro: anche io servo

  • Obiettivo: sostenere i ragazzi nella scoperta di quanto bello sia crescere nella disponibilità al dono, nella capacità di intessere relazioni sempre più gratuite e sempre più libere, soprattutto dalla paura di rimetterci in prima persona.
  • Attività. Programmare un’esperienza di servizio, che sia in una qualche struttura del territorio oppure in Parrocchia (es. serate di animazione per il gruppo medie, messa dei giovani settimanale, animazione per le famiglie la domenica pomeriggio, visita agli anziani, etc.).

Diciasettesimo incontro: riflessione del don

  • Obiettivo: insieme al don rileggere gli incontri vissuti alla luce del brano di Vangelo dell’unzione di Betania (Gv 12, 1-8).
  • L’asta delle emozioni. Chissà che turbinio di emozioni a quella tavola: il senso di inadeguatezza di Maria… la rabbia di Giuda… il disdegno di Simone il lebbroso, non nominato da Giovanni ma svelato da Matteo e Marco… la fatica amorevole di Marta… la gioia di Lazzaro nell’essere a tavola con l’Amico… l’amore per Gesù e di Gesù, quello che nel racconto si riversa su di Lui da ogni parte e che di lì a poco Lui avrebbe riversato su ogni uomo e donna. Tutte trovano posto intorno a quella mensa, tutte sono accolte sotto il tetto di quella casa.
    Anche nelle nostre case, nei nostri cuori, c’è spazio per qualsiasi emozione? A quali emozioni non lasciamo il diritto di esistere in noi? Perché?
  • Occhio all’uovo. Quanta polvere, quante strade, quante storie, si aggrappano ai nostri piedi lungo il cammino, quasi a domandarci di non lasciare andare niente di tutto quello che viviamo, di non dimenticare nulla dei luoghi toccati, delle vite incrociate. Del resto, la Bibbia lo dice molto chiaramente: uno dei più gravi peccati è la dimenticanza. Forse lo sa bene Maria, che consapevole di quanta strada aveva percorso il suo Signore e quanta ancora ne avrebbe fatta, gli unge i piedi con un olio preziosissimo. Olio, quello che da sempre serviva a ungere Re, che ora scende a consacrare tutti i passi compiuti, perché quando di mezzo c’è il Signore funziona così: non si butta via niente, anzi…tutto diventa prezioso e sacro. Quali sono le cose sacre della tua vita? Quali proprio non riesci a considerare tali?
  • Anche io servo. Quanto trambusto attorno a Gesù. C’è chi lo serve, chi gli destina il suo dono migliore, chi arresta per un attimo i propri passi e si mette in ascolto… Ciascuno a proprio modo ha a cuore solo una cosa: far sentire accolto questo viandante, questo Signore.
    Forse persino colui che sta per tradirlo lo aveva ospitato fin troppo profondamente dentro la propria vita, al punto da trasformarlo – senza accorgersene in tempo – in una propria creatura. Sì, perché ci vuole coraggio ad accogliere qualcuno in “casa propria”, a fargli spazio negli angoli più remoti del proprio cuore, a lasciarsi vedere per quello che si è e ad accettare di vedere l’altro per quello che è, senza pretendere di cambiarlo. Si può correre il rischio di non essere capiti, come Maria, o addirittura fraintesi nell’amore fino al tradimento, come Gesù. A volte si può finire spezzati, come quel vasetto così prezioso. Ma forse questo è proprio il rischio che vale la pena correre per sentire il buon profumo dell’amicizia e dell’amore invadere ogni angolo della nostra casa, per scoprire quanto pregiate possano essere le nostre relazioni e quanto in profondità possano entrare nella nostra carne. Alla fine, diceva qualcuno, “la misura dell’amore è amare senza misura”. Tu hai trovato qualcuno, qualcosa, per cui senti che valga la pena donarsi senza sconti?