Scuola animatori per il gruppo di 1ª superiore

Calendario incontri (13)

  • 7 incontri fino a Natale (-1 Minasi) + ritiri 2ª e 5ª elementare:
    – sabato 17 ottobre;
    – Domenica 25 ottobre: ritiro 2ª elementare;
    – sabato 31 ottobre;
    – sabato 7 novembre;
    – Domenica 15 novembre: ritiro 5ª elementare;
    – venerdì 20 novembre: incontro con Susanna Minasi;
    – sabato 28 novembre;
    – sabato 12 e 19 dicembre.
  • 5 incontri fino a Pasqua + ritiro 4ª elementare:
    – sabato 13, 20 febbraio;
    – Domenica 28 febbraio: ritiro 4ª elementare;
    – sabato 6, 13, 20 marzo.
  • 3 Incontri fino a maggio + ritiro 3ª elementare:
    – sabato 3, 10, 17 aprile;
    – Domenica 25 aprile: ritiro 3ª elementare.

Percorso dell’anno (13)

    1. Verifica dell’ER precedente e della ripartenza: “Che ci facciamo qui?”
      – Da dove arrivo? (incontro 1).
      – Adesso dove sono? (incontro 2).
      – Dove sto andando? (incontro 3).
      – Con chi sto camminando? (Incontro 4).
    2. Le competenze dell’animatore: un percorso a ritroso sulle competenze dell’animatore a partire dalla realtà più esterna e visibile (il saper cosa fare) fino a quella più profonda ed essenziale (saper essere).
      – Sapere cosa fare (incontri 5 e 6).
      – Saper fare (incontro n. 7).
      – Saper relazionarsi: educarsi alla relazione con gli altri animatori (incontro 8).
      – Saper relazionarsi: la relazione educativa con i bambini e i ragazzi (incontro 9).
      – Saper comunicare (incontri 10 e 11).
      – Saper essere (incontro 12).
    3. L’idea di oratorio (incontro 13).

Primo incontro: da dove arrivo

  • Obiettivo: far riflettere sul cammino fatto e su come sono mutate le nostre domande.
  • Attività: appendere a dei fili tirati tra le pareti della stanza delle immagini dell’ER appena trascorsa dove sono presenti loro e chiedere di rileggere quelle esperienze mettendo in evidenza quali bei ricordi hanno lasciato, quali difficoltà, insegnamenti, ecc…

Materiale: filo, foto (stampate) dell’ER precedente.

Secondo incontro: adesso dove sono

  • Obiettivo: passare dalla condivisione dell’esperienza concreta e diretta alla riflessione su di essa, portando i ragazzi a riflettere più in profondità e a raccontare a che punto sono del cammino della loro vita.
  • Attività: preparare una mappa della città (cfr. allegato). Si indica ai ragazzi di segnare sulla mappa i punti della loro vita come casa loro, la scuola, l’oratorio … ecc. A questo punto si può fare un sondaggio sui luoghi più frequentati e su quelli meno, facendo emergere da ognuno quali sono i loro luoghi e i loro itinerari e il significato che danno a ciascuno di essi.

Materiale: Mappa di Oleggio.

Terzo incontro: dove sto andando

  • Per entrare nel tema: piccolo spezzone dal film Tracks, tratto dalla storia vera di Robyn che ha attraversato a piedi il grande deserto australiano. Di grande interesse è la motivazione del viaggio: “perché no?” si chiede la protagonista, forse per dire che l’uomo da sempre sente necessario il viaggio, anche quello più impervio. 
  • Attività: i nostri viaggi della settimana. I ragazzi si confrontano sui loro viaggi della settimana. Chi vuole racconta la propria esperienza e insieme si può rispondere a queste domande:
    I nostri viaggi quotidiani: uscire dalla stanza, uscire di casa, uscire con gli amici.
    Cosa ci spinge?
    Quanto dipende dagli altri e quanto da noi?
    Da questo momento di confronto aiutiamo i ragazzi a riconoscere che certi viaggio sono dettati da necessità (ad es. la scuola), ma anche se non scelti producono crescita e cambiamento; altri – quelli scelti da loro per incontrare gli amici e per coltivare le proprie passioni – dicono quanto sia importante decidersi ad uscire.

Materiale: Video.

Quarto incontro: con chi sto camminando

  • Obiettivo: dare valore e slancio all’esperienza di gruppo in oratorio.
  • Attività: Ascoltiamo insieme la canzone e esploriamone il testo. L’amico è quello che fa il cammino con te verso una meta ben precisa. È proprio il riconoscersi nel camminare insieme che ci fa prendere coscienza di chi siamo, che ci fa dire “Ci sono anche io”. Ma chi sono i nostri veri compagni di viaggio? Quali persone ci fanno sentire più noi stessi in ogni circostanza? Aiutiamo i ragazzi a riconoscere la differenza tra chi ci cammina accanto e chi cammina con noi condividendo i nostri passi.

Materiale: Canzone e testo.

Quinto incontro: l’animatore di qualità – sapere cosa fare – prima parte

  • Primo momento. Proponiamo un breve testo che descrive come don Bosco “stava in Oratorio” (allegato) e invitiamo i ragazzi a mettere in evidenza le caratteristiche principali.
  • Secondo momento. Ci soffermiamo con loro a individuare le regole principali che un animatore deve mettere in pratica per stare con i ragazzi in oratorio (Allegato).
  • “Dal nostro don Bosco impariamo a…”. Alcuni spunti in riferimento all’allegato 1:
    – Stare con: convivere e condividere.
    – Proporre: atteggiamento non soltanto di vigilanza disciplinare passiva e regolamentata, ma di attività!
    – Animare: essere capace di scoprire il positivo e aiutare a svilupparlo adeguatamente, far diventare il ragazzo protagonista.
    – Testimonianza: l’animatore è portatore di valori che ha incarnato nella sua vita.
    – Prevenire: cosciente dei limiti del ragazzo e dei rischi che corre, stare attenti ad evitare ciò che può comprometterlo gravemente.
    – Promuovere un ambiente familiare ed educativo.
    – Andare incontro al ragazzo… iniziativa, creatività, gettare i ponti.
  • Per riflettere: le persone che ci stanno a cuore!
    Io sto in mezzo ai ragazzi perché mi stanno a cuore, se no non sarei qui, non mi spenderei per loro. Il passaggio tra “mi stanno cuore” e “presenza” è quello cruciale: da cosa capiscono i ragazzi che loro mi stanno a cuore? Dalla qualità della mia presenza in mezzo a loro!
    Conseguenze l’uno dell’altra, infatti quando conosci i ragazzi sai quando e come intervenire… cioè operare in termini preventivi quando sei in mezzo a loro. Saprai anche in che misura poter pretendere dal ragazzo.
    Assistere non vuol dire dunque essere un poliziotto, ma significa avere le antenne dritte e la sensibilità per capire quando e come si deve agire. L’assistenza va fatta ‘in gruppo’, cioè, tutti in oratorio devono parlare la stessa lingua, in accordo con il don.

Materiale: Racconto su don Bosco; scheda sulle norme fondamentali della presenza dell’animatore in Oratorio.

Sesto incontro: l’animatore di qualità – sapere cosa fare – seconda parte

  • Primo momento. Vengono assegnati ai ragazzi alcuni ambiti (valutare se dividerli in sottogruppi) e si chiede loro per ciascuno di essi di provare a indicare quali siano le attenzioni da avere, le regole principali da osservare ecc… 
  • Secondo momento. Si confronta il lavoro svolto con la scheda di riferimento che poi viene lasciata a loro come punto di riferimento (allegato).

Materiale: Scheda “Ai posti di combattimento”.

Settimo incontro: saper fare – l’animazione dei giochi

Incontro gestito dagli animatori di gioco.

  • Introduzione (10/15 minuti).
    – Obiettivo: Spiegare il ruolo dell’animatore giochi in modo chiaro e accattivante.
    – Attività: Chiedere ai ragazzi: “Cosa rende un gioco divertente?” e raccogliere alcune risposte. Scrivere su una lavagna o un cartellone le idee emerse, o comunque cercare di analizzarle.
    Spiegare che il ruolo dell’animatore è creare un contesto dove tutti si divertano, collaborino e si sentano inclusi. Evidenziare i pilastri fondamentali:
    I. Organizzazione completa: Tempistica, materiale, spiegazione.
    II. Coinvolgimento: Far partecipare tutti, nessuno escluso.
    III. Chiarezza: Dare regole chiare, semplici e comprensibili.
    IV. Adattamento: Saper leggere la situazione e modificare il gioco se necessario.
  • Simulazione (15/20 minuti).
    – Obiettivo: Far sperimentare in prima persona la conduzione di un gioco.
    – Attività: Dividere i ragazzi in gruppi di 4-5. Si assegna a ciascun gruppo un semplice gioco da preparare e spiegare agli altri. Esempi di giochi: bandiera, un-due-tre-stella, palla prigioniera. Ogni gruppo ha 5 minuti per organizzare una spiegazione delle regole e 2-3 minuti per illustrarle in maniera chiara agli altri (presentando eventualmente una lista del materiale e un disegno del campo di gioco).
    – Feedback rapido: Dopo ogni turno, si discute cosa ha funzionato e cosa poteva essere fatto meglio (ad esempio, chiarezza delle regole, coinvolgimento, ritmo). 
  • Gioco di ruolo: risolvere un problema (20 minuti).
    – Obiettivo: Preparare i ragazzi a gestire situazioni critiche durante un gioco.
    – Attività: Si dividono i ragazzi in piccoli gruppi (riutilizzare quelli di prima) e si assegna loro una situazione problematica da risolvere. Esempi: Un bambino si rifiuta di partecipare al gioco (1); la maggioranza non capisce le regole e si crea confusione (2); un bambino si arrabbia perché crede che qualcuno abbia barato (3); etc. Ogni gruppo deve discutere e presentare una soluzione in 5 minuti. Condivisione del proprio punto di vista e approfondimento su come gestire tali situazioni.
  • Chiusura e riflessione (10 minuti)
    – Obiettivo: Conclusione e riflessione condivisa.
    – Attività: Recap dell’attività (più stimolante magari attraverso domande come: “Qual è la cosa più importante che avete capito oggi su come fare l’animazione dei giochi?”
    Conclusione con una frase come ogni riunione: “Essere animatori di giochi non significa solo far divertire, ma essere un punto di riferimento per gli altri. Ogni gioco che conduci è un’occasione per lasciare il segno”.

Ottavo incontro: saper relazionarsi – la relazione con gli altri animatori

Proponiamo tre simulazioni diverse sulle quali confrontarsi che mettono a tema la relazione con gli altri animatori (allegato).

Materiale: Scheda “Vita di oratorio”.

Nono incontro: saper relazionarsi – la relazione educativa

Nella prima parte dell’incontro ogni ragazzo riceve una scheda (allegato) per il lavoro personale che poi viene condiviso e discusso insieme nella seconda parte dell’incontro.

Materiale: scheda “La bilancia per le buone relazioni” .

Decimo incontro: saper comunicare – prima parte

  • Attività “Cosa intendevo dire davvero?”
  • Obiettivo. Far capire che:
    – le parole da sole non bastano;
    – il tono, il contesto e le emozioni cambiano tutto;
    – spesso intendiamo una cosa ma ne arriva un’altra.
  • 0. Introduzione (1 minuto)
    “Vi è mai capitato di dire una cosa… e l’altra persona ha capito tutt’altro?
    O di leggere un messaggio e fraintenderlo completamente?”
    “Oggi vediamo proprio questo: quanto è facile capirsi male.”
  • 1. Prima parte – Le frasi (5 minuti)
    Scrivete su un cartellone 3–4 frasi semplici:
    – “fai come vuoi”,
    – “tranquillo”,
    – “ok”,
    – “vabbè”,
    – “non fa niente”.
    Poi chiedete: “Secondo voi cosa vogliono dire davvero?”
    Fate parlare loro liberamente.
    Verranno fuori cose tipo:
    – “è arrabbiato”,
    – “è scocciato”,
    – “non gli importa”,
    – “in realtà gli importa eccome”.
    Qui arriva il punto: “Vedete? La stessa frase può voler dire cose completamente diverse.”
  • 2. Seconda parte – Cambia il tono (10 minuti)
    Scegliete una frase (es. “Tranquillo”).
    Fate venire 3 volontari.
    Ognuno deve dire la stessa frase, ma con emozioni diverse:
    – tranquillo davvero,
    – arrabbiato,
    – sarcastico,
    – triste.
    Gli altri devono indovinare.
    Risultato: stesse parole = significati opposti.
  • Riflessione (la parte più importante)
    Domande guida:
    – “Vi è mai capitato di fraintendere un messaggio?”
    – “Vi è mai capitato di essere fraintesi?”
    – “Come vi siete sentiti?”
    Poi chiudete con:
    – “Il problema non è solo cosa diciamo.
    – Ma come lo diciamo… e cosa l’altro è pronto a sentire.”
    Potete dire:
    – “Comunicare bene non significa usare parole perfette.
    – Significa cercare di essere chiari… e soprattutto cercare di capire davvero l’altro.”
    Oppure:
    – “A volte basta una parola per ferire… o per far sentire qualcuno capito.”
  • Approfondimento: altri suggerimenti di frasi da usare per ampliare il confronto:
    Frasi molto ambigue (cambiano completamente significato col tono):
    – “Boh, fai tu”,
    – “Vediamo”,
    – “Sì sì”,
    – “Come vuoi”,
    – “Non importa”,
    – “Va bene così”,
    – “Decidi tu”,
    – “Se ti va”,
    – “Ok dai”,
    – “Sì certo”.
    Frasi passivo-aggressive (molto reali):
    – “No figurati”,
    – “Non preoccuparti”,
    – “Ci mancherebbe”,
    – “Tranquilla davvero”,
    – “Ma sì, nessun problema”,
    – “Fai pure”,
    – “Ah ok!”,
    – “Va benissimo così”.
    Frasi da amicizia/litigi (qui emergono esperienze vere):
    – “Lascia stare”,
    – “Non è niente”,
    – “Non ho voglia”,
    – “Non cambia niente”,
    – “Fai quello che vuoi tanto…”,
    – “Non è un problema”.
    Frasi più profonde (per alzare un po’ il livello)
    – “Sto bene”,
    – “Non ho bisogno di niente”,
    – “Non è successo nulla”,
    – “Non mi interessa”,
    – “È tutto a posto”.
    Queste sono potentissime perché spesso NON sono vere.
  • Consiglio pratico: non usarne troppe tutte insieme, meglio sceglierne 4–5 e lavoraci bene. Come ad esempio:
    – “Ok.”
    – “Fai come vuoi”
    – “Non importa”,
    – “Vediamo”,
    – “Sto bene”.
  • Altra possibilità: si potrebbe far scegliere a loro delle frasi che usano spesso e lavorare su quelle.

Undicesimo incontro: saper comunicare – seconda parte

Consegnamo ai ragazzi alcune schede che contengono i principi di base che bisogna tenere presente per una buona comunicazione (cfr. allegato), una scheda a testa, differenti tra loro. Lasciamo il tempo necessario a ciascuno per leggere le schede e approfondirle individualmente, quindi procediamo con l’esposizione in gruppo raccogliendo in un cartellone le idee emerse.

Materiale: I principi per una buona comunicazione.

Dodicesimo incontro: saper essere

  • Come lancio del tema, iniziamo l’incontro ascoltando e confrontando due canzoni “L’albero” di Jovanotti e “Io” di Marracash. Sono due canzoni distanti nel tempo che riflettono due diverse percezioni di se stessi trasmesse dalla cultura di cui sono espressione.
  • L’incontro continua proponendo ai ragazzi alcune frasi da completare.

Materiale: testi delle canzoni e frasi da completare.

Tredicesimo incontro: l’idea di oratorio

Consegnamo ai ragazzi il testo della lettera che don Bosco scrive il 10 maggio 1884 (cfr. allegato), lasciamo il tempo necessario a ciascuno per leggerla e evidenziare gli elementi che ritiene più importanti, quindi le condividiamo in gruppo, eventualmente sintetizzandole su un cartellone.

Una considerazione di fondo: l’oratorio è prima di ogni altra cosa un ambiente educativo e i suoi animatori sono chiamati a vivere personalmente uno stile da proporre. Il punto di partenza sta proprio qui: capire che lo stile educativo è un qualcosa che devo vivere io, proprio per quella logica che per dare una cosa devo per forza possederla, “averla dentro”. 

Non crediamoci degli improvvisatori. Neanche don Bosco, ha potuto improvvisare. Se don Bosco prendeva così sul serio l’educazione dei suoi ragazzi, a maggior ragione noi dobbiamo far diventare lo stile educativo il nostro stile personale di vita.

“Ricordatevi che l’educazione è cosa di cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte, e ce ne dà in mano le chiavi.” (don Bosco).

È inutile, non siamo super-eroi. Per vivere con “stile” dobbiamo essere aiutati da un ambiente che sia davvero educativo. Dobbiamo voler vivere in un ambiente educativo, in un ambiente in cui l’obiettivo principale è educare, il nodo di tutto sta proprio qui. 

Potrà trattarsi anche di un luogo esterno ad un oratorio, ma sia chiaro che certi luoghi rimangono come dei terreni privilegiati in cui allenarsi in questo difficile campo dell’animazione.

Questo vivere in un ambiente educativo deve portarci anche a vivere un ambiente, ovvero sentirci ed essere protagonisti in quell’ambiente. 

Vivere un ambiente educativo, ovvero creare un ambiente educativo significa allora che ognuno degli animatori dovrà saper crescere in questa educazione.

Materiale: Il sogno dell’antico oratorio.